La riforma della crisi d’impresa richiama in scena i penalisti

La riforma della crisi d’impresa richiama in scena i penalisti

"La responsabilità delle imprese per i reati commessi a loro vantaggio dalle persone fisiche è un ambito del diritto in continua ascesa: è di poche settimane da l'ultima estensione del c.d. ‹catalogo› dei reati 231, che comprende ora anche i reati tributari.

«Ciò spiega il costante incremento del numero delle imprese che decidono di adottare un Modello di Organizzazione e Gestione conforme al d.lgs. 231/2001, il quale - a determinate condizioni, e con l'ausilio dell'attività di controllo esercitato dall'Organismo di Vigilanza - consente all'ente di non rispondere del reato commesso dalla persona fisica» dice Nicla Picchi, fondatrice e managing partner dello studio legale Picchi, Angelini & Associati, «La tendenza non riguarda solo il nostro paese: così come il d.lgs. 231/2001 rappresenta lo strumento attraverso il quale l'Italia ha dato attuazione agli impegni assunti con la ratifica della Convenzione Ocse sulla lotta alla corruzione del 1997 (che vincolava gli stati aderenti ad introdurre nei loro sistemi la responsabilità delle persone giuridiche per atti di corruzione), gli altri paesi firmatari della Convenzione hanno adottato normative in tal senso. Anche il novero delle norme sovranazionali che impegnano gli stati a prevedere (per ulteriori reati) la responsabilità delle persone giuridiche si è ampliato (senza considerare che, nei paesi anglosassoni, tale responsabilità era già inserita nel sistema giuridico). Per gestire adeguatamente i rischi collegati a queste responsabilità, le varie normative nazionali richiedono alle imprese di adottare Compliance Programs (equivalenti al nostro Mog 231), e sistemi per il controllo del loro rispetto (nel nostro caso, l'Organismo di Vigilanza)».

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