Quando ti chiedono perché tutelare con brevetto… e quando rispondi che i frutti prima o poi si vedono

Quando ti chiedono perché tutelare con brevetto… e quando rispondi che i frutti prima o poi si vedono

Su alcune testate nazionali nei giorni scorsi è apparsa la notizia del ritorno al movimento dopo paralisi di arti di alcuni pazienti sottoposti a una stimolazione midollare. E’ certamente un fatto di vita che scalda il cuore e dà speranza a molti ma per noi consulenti di Cantaluppi & Partners è addirittura motivo di orgoglio avendo in qualche maniera partecipato, essendo intervenuti qualche anno fa nel procedimento di brevettazione a valle della lunga ricerca scientifica che ha finalmente prodotto ottimi risultati.

Nel quotidiano di un consulente in Proprietà Industriale, in particolare un consulente brevetti, la domanda che echeggia sempre, costantemente, con qualsiasi condizione metereologica o situazione politica è il perché sia suggeribile/necessario proteggere una data invenzione mediante il deposito di una privativa industriale, un brevetto appunto. La risposta è sempre frutto di una analisi attenta del caso perché ci sono anche delle alternative o, a volte, non ha troppo senso andare avanti non avendo la invenzione i requisiti di brevettabilità.

La strada per il brevetto, poi, è particolarmente difficoltosa: recuperare all’interno di quanto già noto (prior art) uno spazio per un nuovo trovato/invenzione è spesso molto complesso e l’esame di un brevetto è lungo e soggetto alle leggi dei differenti paesi nel quale il brevetto è esteso. Tutto ciò comporta sforzi lavorativi ed economici non trascurabili che possono innescare ripensamenti e scoraggiamento e dare vita alla formulazione della classica silente domanda: ‘ma perché’?

Potremmo dire che è anche per leggere di notizie come quella sopra, che però, a prescindere dal lieto fine, ha dei risvolti importanti:

i proventi derivanti dallo sfruttamento della privativa industriale genereranno nuove risorse per ulteriore ricerca;

la ricerca sarà lunga, probabilmente darà vita a nuova attività inventiva e contribuirà nuovamente al progresso e benessere generale;

il diritto di esclusiva permetterà al titolare di attivarsi nei confronti di terzi che utilizzino macchinari che sfruttano medesimo principio ma che magari non sono conformi e quindi addirittura pericolosi;

il fatto di avere ottenuto una privativa industriale, quindi pubblica sui registri, permetterà a terzi di analizzarne il brevetto e studiare eventualmente delle evoluzioni del medesimo.

E’ sbagliato pensare al brevetto come a qualcosa di statico e dal difficile rendimento: niente di più errato, esso comporta una generale evoluzione e con il tempo, conveniamo spesso consistente, dà i suoi frutti anche al titolare della privativa soprattutto se... ben consigliato.

 

Dott.ssa Irma Spagnuolo

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